06/06/2010

mostra di classe


Cari amici,
siamo lieti di invitarvi alla serata finale di questo primo anno di E.S.P.
Giovedì 10 giugno alle ore 21 ai Magazzini del Sale andrà in scena “Mostra di classe”, liberamente ispirato a “La mostra delle atrocità” di J. Ballard.
Dopo la performance, la nostra solita chiacchierata sarà arricchita dalla partecipazione di quattro ospiti: Monica Calcagno ( docente di Economia e gestione delle produzioni culturali all' Università Ca' Foscari di Venezia), Antonio Caronia (traduttore di J. Ballard), Andrea
Porcheddu (critico e docente di Metodologia della critica teatrale allo IUAV di Venezia) e Leonardo Mello (Fondazione di Venezia).
Vi Aspettiamo numerosi.

Note di regia
“Mostra di classe” è la sintesi della ricerca laboratoriale di Esperimenti Scenici Permanenti .
In questi sette mesi ci siamo aperti alla scena del tutto ignari di quello che sarebbe potuto accadere: abbiamo cercato di ignorare ogni facile categorizzazione o dogmatizzazione del fare teatro, pensandolo invece come un processo conoscitivo che genera nuove visioni e
nuove idee.
Attraverso il gioco e la disciplina gli attori hanno intrapreso un percorso di consapevolezza scenica, lavorando innanzitutto sulla sottrazione del gesto e della parola, sperimentando ciò che abbiamo definito “neutralità scenica”. Così il gioco è diventato una ricerca aperta di
sé in relazione allo spazio.

Lavorare su “La mostra delle atrocità” di J. G. Ballard è stato quasi consequenziale: nei personaggi del romanzo, in particolare nella figura del maestro Traven, l' indagine interiore relazionata allo spazio viene estremizzata sino a mettere in discussione il confine tra il singolo e l’ambiente circostante, creando geometrie percettive inusuali che frammentano la realtà. Ogni singolo frammento diventa oscuro, atroce. Lo spazio e il tempo, in continua modificazione, incombono sui personaggi del romanzo che cercano di trovare un rifugio in un’ultima prospettiva che ripristini un’armonia cosmica.

Tutto ciò può apparire come un coacervo di concetti metafisici, che per noi però sono stati spunti estremamente pratici per lavorare con il corpo e con la voce, per sperimentare cosa il corpo possa diventare.

Non abbiamo fatto una trasposizione drammaturgica del testo, ma lo abbiamo utilizzato come un abbecedario.

"Mostra di classe” parla di trasformazione. In scena un gruppo di ricercatori usano se stessi come cavie e fanno dei propri esperimenti un' installazione. Guidati da un maestro, percorrono una linea evolutiva che li trasforma in figure sempre più stilizzate e antropomorfe, creando dei legami con lo spazio in continuo cambiamento.
“Mostra di classe” così come “ La mostra delle atrocità” si sviluppa per frammenti, piccoli quadri che non sono collegati gli uni agli altri da un filo narrativo usuale. Il denominatore comune è una realtà oscura, fosca, moltiplicata e frammentata nello stesso tempo.

In un gioco di libere associazioni mentali fatto con i partecipanti al laboratorio, siamo giunti ad accostare ad alcuni paragrafi de “ La mostra delle atrocità” degli estratti da “Wkhy” di Renato Curcio e da "Il corpo, luogo di utopia" di Michel Foucault.
Entrambi gli autori rievocano alienazioni metropolitane e di civiltà di ballardiana memoria, usando una scrittura che cerca di rompere i circoli viziosi del reale creando delle virate semiotiche e surreali.
“Mostra di classe” vuole essere una performance che appartiene ad un teatro della visione, anzi di visioni contemporanee che si succedono attraverso un ritmo cadenzato da una partitura musicale che mai lascia la scena, fungendo quasi da regia sotterranea.


Pierpaolo Comini

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